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La Polinesia da questo punto di vista è stata uno spasso, perché a livello culinario è una vera miscela di sapori e tendenze. Si fondono prodotti francesi (c’erano i famosi crackers Belìn di Barbara
, nonché le immancabili salse di contorno ai piatti), prodotti locali (strepitosi i succhi Rotui prodotti a Moorea, buoni e anche con gusti mai visti da noi: anacocco, corossol, litchi, goyave,…), prodotti orientali (zuppa di miso, spaghettini, delle caramelle che sembravano occhi, stranissimi frutti in busta tra i quali delle albicocche, o presunte tali, all’aceto, schiacciatine di riso…) e anche qualcosa di italiano.
A Tahiti Mc Donalds è stato, ad un certo punto, la scelta più salutista da fare in quel mare di cibo strafritti e straunti. E mentre le bocche si riempiono di calorie e l’obesità avanza, la televisione passa continui messaggi in cui invita a mangiare frutta e verdura, a non mangiare fuori pasto, a fare attività fisica regolarmente… 
Ho assaggiato (cosa che devo ammettere non è da me) davvero di tutto: veramente degne di nota le Prawn Crackers 
È esattamente come la nostra, ma con una polpa giallo acceso.
) e le poisson cru au lait de coco, piatto tipico polinesiano, ovvero tonno crudo marinato nel lime da mangiare con il latte di cocco… un po’ troppo per le mie papille gustative, mentre mio marito ha decisamente gradito!
Ho scovato un sacco di prodotti diffusi anche in Italia, ma venduti con un nome diverso: l’Algida si chiama Miko, Mentadent è Signal, Pesoforma è Gerlinea, RioMare è Saupiquet, le sottilette si chiamano Singles e Vitasnella è Taillefine. 
Francesca 

Non mi definisco una buongustaia ma mi piace mangiare come si deve. Premetto che non
compro mai sughi e sughetti in barattolo perchè è contro la mia religione (e contro il buon senso: mi fanno ridere per esempio i barattoli di salse pronte con pomodoro e basilico: e chissà che ci vuole a scaldare un pò di passata e aggiungerci stè benedette foglie di basilico!) COMUNQUE! Per carità, la Barilla è una delle poche aziende, a mio modesto parere, che fa bene da mangiare e che rispetta le ricette locali però questa cosa non mi va giù! Una delle ultime pubblicità è quella del loro pesto che deve essere provato con un nuovo prodotto: le trofie (tra le altre cose: si dice pésto e non pèsto!!! con la E chiusa!). Le trofie sono una pasta FRESCA, morbida! Come fanno a proporle in una confezione ?!?
Barbara 

Altre novità dal mondo YOMO! Uno splendido yogurt fragole, lime e zucchero di canna! La mia batterista-Manesita dice che è lo yogurt al mojito 
Cercando la fotina da mettere nel post, ho beccato un sito, CIAO! shopping intelligence, dove una tipa parla e straparla di questo yogurt! A parte che ho scoperto dell'esistenza di yogurt tipo ananas-finocchio oppure castagne-pere-miele ... (mangerà anche altro, oltre allo yogurt?) ma nel mio supermercato non ci sono, queste cose!!! Sta tipa fa tutta la descrizione del colore dello yogurt, le illustrazioni sul cartoncino che definisce DAVVERO INVITANTI (Devo ammettere che le illustrazioni scelte dalla Yomo per questo yogurt sono davvero invitanti: sullo sfondo rosso (tipico colore Yomo), accanto alla classica scritta rossa su sfondo ovale bianco, spiccano una bella fetta di lime, una fragola, un lime intero su cui sono appoggiati due cubetti di zucchero di canna. Accanto alla scritta Yomo, un tripudio di fiorellini disegnati: starà ad indicare che lo yogurt è stato pensato per la stagione primavera - estate? Probabilmente sì, sinceramente non ricordo se quella per l'autunno - inverno fosse diversa!) poi passa agli ingredienti (Leggo innanzitutto gli ingredienti e, come al solito, non resto delusa: yogurt intero, fragole 10,8%, zucchero, zucchero di canna 0,6%, succo concentrato di lime 0,4%. Niente di sospetto. Do un rapido sguardo (rapido, eh, che non mi tolga la voglia di assaggiarlo) anche ai valori nutrizionali: 100 g di prodotto forniscono 105 kcal, 4,1 g di grassi, 3,2 g di proteine e 13 g di carboidrati; non proprio magro ma come merenda del pomeriggio ci può stare) e poi righe e righe per descrivere cos'ha provato nell'assaggiarlo ... accidenti, non pensavo si potessero dire così tante cose su uno yogurt!
Barbara 

Ieri sera per l'addio al nubilato di Francesca (in questo periodo si sposano tutti
), abbiamo sperimentato la cucina indiana. Il posto dove siamo stati si chiama Himalaya e si trova sulla Circonvallazione Gianicolense. È carino, pulito e sono tutti molto gentili.
Abbiamo mangiato un po' di tutto. Antipasti misti composti da SAMOSA (fagottini di piselli e patate), SEEKH KEBAB e CHICKEN TIKKA (spiedini misti di carne), e PAKORAS (fritti di verdure).
Dopo di ciò io mi sono buttata su riso al vapore accompagnato da CHICKEN TANDOORI (pollo marinato con spezie e yogurt cotto in forno tandoor)... Tutto molto buono... Delizioso è il pane cotto in forno tandoor (che se non ho capito male è un forno in creta)
... nel complesso direi che è da provare!!!
Francesca 
Ieri sera siamo stati a cena con degli amici ad un Ristorante Eritreo (Sahara, Viale Ippocrate 43)... Il posto mi ha fatto un effetto piacevolissimo: si respira un'aria rilassata tranquilla, tutto è estremamente pulito e curato in ogni minimo dettaglio. Le cameriere sono tutte donne eritree gentilissime e pazienti (avreste dovuto vedere che caos abbiamo combinato in 8 per ordinare!!!
).
La cucina è particolare, io non amo troppo i sapori "strani", ma nel complesso ho assaggiato un po' di tutto. Abbiamo preso sambusa (pasta sfoglia ripiena di carne o lenticchie) e felafel (polpettine fritte di ceci, prezzemolo, cipolla, aglio) come antipasto e poi ognuno ha scelto qualcosa... Il couscous è andato per la maggiore, poi zighinì (agnello in salsa piccante), zilzil tibsi (carne di vitellone servita al tavolo su un fornelletto con dentro la brace), alicia (verdure varie e patate), tezbi atklti (carne di manzo servita con verdure).
La particolarità è che non ci sono posate. Tutti i piatti sono accompagnati da ingera ovvero delle piadine spugnose fatte con una farina locale, che vengono strappate e usate per prendere il cibo e portarlo alla bocca. 
Devo dire che nel complesso non è che sia proprio una cucina leggera... e soprattutto non è molto indicata per chi non ama mangiare piccante... ma il posto mi è proprio piaciuto, già solo per questo varrebbe la pena di tornarci! ![]()
Uscendo ho preso un biglietto da visita e dietro c'è scritto "In Africa mangiare e bere insieme significa celebrare la Vita... è un'occasione per esprimere valori e simboli della Tradizione: il Cibo è l'elemento base di un rituale di comunione".
Francesca 
Sarà l'aria di matrimonio che mi fa venir voglia di cimentarmi in cucina... Sarà che gli uomini vanno presi per la gola... Sarà che cucinare mi è sempre piaciuto (e a quanto pare mi riesce anche discretamente)... Sabato in libreria, oltre ai due classici libri da leggere dei quali non ho saputo ignorare il richiamo (A spasso con Anselm di Culicchia e Baci da Malibù della Keyes), ho estorto alla mia mezza mela anche due libri di cucina come regalo per il mio onomastico
(ora, tecnicamente io festeggerei San Francesco d'Assisi perchè mi chiamo così per "merito" suo... però sai com'è... se "insistono" per farti il regalo per Santa Francesca Romana... che fai, rifiuti?!? pare brutto...
).
Per la precisione mi sono fatta regalare La scienza in cucina e l'arte di mangiare bene di Pellegrino Artusi. Si tratta di un libro particolare, perchè l'autore utilizza un tono scherzoso e gli insegnamenti non sono mai in alcun modo pedanti, ma sono caratterizzati da quella saggezza propria di chi è passato attraverso tante esperienze nel mondo ed è arrivato a sapere che si può trovare una specie di rimedio a molte sfumature, nella forma di un pasto sostanzioso e di un buon bicchiere di vino. Ho scoperto le sue ricette mentre ero alle prese con una marmellata d'arance... e mi sono subito innamorata di lui e del suo modo semplice ed essenziale di scrivere le ricette. L'autore visse a cavallo tra il 1800 e il 1900 e il suo libro è stato inizialmente osteggiato da tutte le parti, perchè lui era un uomo e un letterato e nessuno credeva possibile che potesse scrivere di cucina!
Invece lui nell'introduzione al libro scrive "verrà un giorno, e non è lontano, che saranno maggiormente ricercati e letti gli scritti di questa specie; cioè quelli che recano diletto alla mente e danno pascolo al corpo, a preferenza delle opere, molto più utili all'umanità, dei grandi scienziati" ![]()
L'altro libro, invece, è Wok, 100 ricette all'italiana e con questo spero di poter soddisfare la mia voglia di "leggermente esotico" dilettandomi con questa mega padella che adoro (e che devo assolutamente andare a prendere da Ikea)...
ora mi manca solo un bel grembiule... e la consegna della mia cucina!!! 
Francesca 

L'altro giorno sono stata a pranzo con la mia amica Eliana in un posto nuovo che mi è proprio piaciuto.
Si chiama WOK ed è una specie di fast food "atipico" con piatti di tipo orientale che si trova nel piano inferiore della Stazione Termini.
Innanzi tutto essendo così particolare che siamo risparmiate la classica terribile fila del Mc e abbiamo anche mangiato cose diverse dal solito ad un prezzo assolutamente ragionevole. ![]()
Io ho preso il TORI YOI
ovvero listarelle di pollo panate con sesamo e fritte adagiate su riso cotto a vapore, mentre Eliana si è "tuffata" su YAKI SOBA
ovvero pasta (tipo gli spaghetti "cicciotti" del ristorante cinese per intenderci) saltati con verdure, pollo, germogli di soia e semi di sesamo.
Oltre alle particolarità culinarie, il posto è carino anche per la cura dei dettagli: il cibo è servito dentro i contenitori classici del take away cinese dei film americani
, si può mangiare con le bacchette o con forchette di legno usa e getta, i tavoli sono alti e con gli sgabelli... Giudizio decisamente positivo!!!
Francesca 
Premesso che non mangio cachi, perché quella consistenza molliccia non mi convince proprio
, quando mi hanno svelato questo buffo "segreto" non ho resistito ed ho costretto la mia famiglia ad ingurgitarne quantità spaventose solo per trovare un po' di semi
.
Dovete sapere, infatti, che se aprite con un coltello un seme di cachi vi si presenterà una curiosissima sorpresa: all'interno troverete una perfetta riproduzione di una micro-forchetta, di un micro-cucchiaio o di un micro-coltello! 
Non sono riuscita a scoprire né su internet né tramite i conoscitori di botanica se questa stranezza abbia una qualche spiegazione scientifica (anzi, se qualcuno di voi dovesse saperne di più, mi illumi!!!
). So solo dirvi che pare fosse un gioco molto in voga, soprattutto tra le bambine, che potevano così dotare le loro bambole di un preziosissimo servizio di posate
.
Francesca 

Mi aggiravo curiosa tra gli scaffali del supermercato... e li ho visti: Sofficini 8 settimane e 3/4 di goduria!!!
delle mezze lune di impasto morbidoso ripiene di crema al cioccolato da fare al forno... Spettacolari!!!
Solo che la mia mezza mela ha scoperto di essere ingrassato (lui!!!) ed ha deciso che DOBBIAMO METTERCI a dieta (poteri della democrazia!), così ho avuto il divieto assoluto di comprarli...
come sono??? voi li avete provati??? 
Francesca 
P.S. se non l'avete vista cliccate sull'immagine per vedere la pubblicità "sexy" di questi nuovi sofficini...ovviamente il protagonista è sempre il mitico Carletto!!! 

Regola numero uno: mai andare in giro con una persona più golosa di te... è la fine!!!
Ci aggiaravamo per l'Eurochocolate con degli amici, quando Valeria mi fa "Oddio, ci sono i Churros!!! Favolosi, li hai mai provati???" ...Ma...sono fritti... con il cioccolato... e la linea?
...Ok, li prendiamo! 
Il churro è un "ciccionissimo" spuntino dolce, tipico della cucina spagnola, a base di una pastella fritta spolverata di zucchero, da intingere poi in una vascatta di Nutella.
In Spagna i churros sono venduti normalmente tutto l'anno presso le apposite bancarelle che si trovano un po' ovunque, preparati al momento e consumati ancora caldi. 
Per chi fosse curioso di sperimentarli eccovi la ricetta: la pastella dei churros è molto semplice ed è composta da farina, olio, zucchero e sale. Altrettanto semplice è la preparazione: si introduce l'impasto in una churrera (specie di tasca o siringa da pasticciere
con l'imboccatura spessa circa un dito e dalla tipica sezione a stella) che va spremuta lasciando cadere il composto direttamente in una pentola di olio bollente facendo un movimento rotatorio. La spirale di pastella così ottenuta deve friggere da ciascun lato per meno di un minuto, fino a diventare leggermente croccante; dopodiché viene spezzettata, spolverata di zucchero e servita in un cartoccio. 
Francesca 